Roma - Un’Italia a due velocità. Una parte della popolazione fa acquisti, paga le bollette, fa nuove amicizie e si informa, ma soprattutto trova nuove opportunità di lavoro e di crescita personale. L’altra non può, perché non gode dei vantaggi della banda larga: e questo, secondo l’onorevole Savino Pezzotta, membro della commissione Attività produttive della Camera, costituisce di per sé un problema visto che “l’Italia abilitata dalle tecnologie trainanti lo sviluppo sociale, democratico, produttivo tornerebbe, per la sua innata capacità creativa, a pieno titolo ad essere un Paese ascoltato e protagonista”.

I rischi, come spiega a Punto Informaticoin una intervista, sono evidenti: “I Comuni non connessi sono destinati al degrado e la riduzione d’interesse per quei territori è misurata in disoccupazione, riduzione del valore immobiliare, degrado ambientale, impoverimento sociale”. Senza contare, prosegue, il rischio che si assista alla “creazione di una classe sociale di serie A che vive in città connesse, una classe sociale di serie B che vive in un territorio in abbandono perché non connesso”.

Saranno dunque anche le stesse autonomie locali a farsi carico dello sviluppo delle reti di nuova generazione, in assenza di un intervento dello stato dovuto alla “lentezza della burocrazia e del sistema sin qui utilizzato”. L’onorevole cita il caso diMantova e della provincia di Alessandria, che descrive come “iniziative territoriali di buon senso che puntano ad infrastrutture e servizi idonei ed adeguati all’evoluzione tecnologica dei servizi pubblici, che devono essere assicurati dai comuni, dalla sanità pubblica”. Servizi che spaziano dalla logistica alla infomobilità, forniti ai privati e alle imprese, con modelli “che trovano l’interesse di privati investitori e di importanti istituti di credito italiano”.

 

(notizie prese da punto informatico)

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